La Scatola della Memoria

La meraviglia è quando tremi

 

Un uomo che brancola nel buio ricerca la luce, ma se la sua coscienza è avvolta dall’oscurità rimane impassibile. “La meraviglia è quando tremi” di Danilo Serra è una scintilla in grado di far riscoprire alle persone le innumerevoli sfumature del proprio sé.  Un’opera rivoluzionaria, scritta e condotta da una mano in grado di offrire innumerevoli spunti di riflessione. Il consiglio non è solo di leggere questo libro, ma di accompagnare la lettura con un pezzo di carta su cui annotare tutti i pensieri e le emozioni che lo scritto alimenterà in voi. Una volta conclusa la prima lettura, vi verrà voglia di leggerlo ancora una volta e un’altra ancora. Ogni passaggio assumerà così una luce diversa e il gusto della bellezza rimarrà in voi nelle ore seguenti, come l’aroma del caffè che eccita le nostre menti.

Il libro si apre con un’analisi della situazione in cui versa la società di oggi. L’autore si interroga sul motivo per cui le coscienze si sono addormentate, accontentandosi della mediocrità. Le persone non perseguono più la bellezza, non tremano più di meraviglia. Questa tragica condizione è sapientemente dipinta da Serra che provoca il lettore, invitandolo a porsi sempre domande per non far spegnere la scintilla della curiosità. Si deve custodire la fame di conoscenza, senza avere la presunzione di sapere tutto. Di fronte alla superbia di chi sa tutto, la meraviglia scompare e senza di essa le persone non percepiscono più la magnificenza della bellezza.

L’opera propone, poi, spunti e riflessioni su come riscoprire il piacere di tremare di fronte alla meraviglia. L’autore alterna pensieri propri con quelli di grandi sapienti del passato, offrendo non solo intrattenimento ma anche insegnamento. Questa è un’altra caratteristica distintiva del libro. L’autore, dopo aver provocato il lettore nella prima parte, sembra voler fornire contenuti belli che sono in grado di costruire una sorta di palestra di meraviglia. I temi dell’opera si aprono come una rosa, inglobando domande sulla felicità, sulla speranza, sulla volontà di potenza nietzschiana e sull’amore, saziando l’appetito di conoscenza del lettore. Quest’ultimo punto segnala una raccomandazione. Il libro deve essere letto, tenendo ben in mente uno dei moniti principali in esso racchiusi: “so di non sapere”. Solo così la meraviglia potrà manifestarsi e si potrà godere delle parole e degli spunti tracciati dall’autore. Ovviamente se si vuole. Infatti, in tutto il libro aleggia un messaggio significativo: le persone sono disposte a mettersi in gioco per alimentare il fuoco della bellezza? Leggere questo libro può essere un buon modo per urlare con forza “sì” in risposta a questa domanda.

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Alè Alè

Alè Alè di Alberto Maria Mazza

Mi chiamo Alberto Maria Mazza, sono nato a Milano, studio Relazioni Internazionali a Ginevra, mi piace fare fotografie, amo i vernissage e vorrei fare il “politico” perché mi piace, nonostante sia timido, conoscere le persone e capire i loro problemi.
Ho deciso di trascorre parte della mia estate in Africa, precisamente a Nairobi in un campo per la riabilitazioni di ragazzi di strada. In questo mio scritto vi riporto quello che ho provato e le idee che ho maturato; prima però vorrei spiegarvi il significato del titolo e il motivo per cui ho deciso di intraprendere questo viaggio. A volte capita di sentirsi solo, triste e senza energie; in quel momento dico “Alè” “Alè” per aiutarmi a trovare l’energia dentro di me. Quando sento me stesso e credo in me, nulla diventa impossibile. E non mi preoccupo quando urlando “Alè” “Alè” incontro persone che si allontanano: esse probabilmente torneranno. E probabilmente qualcuno si avvicinerà e inizierà ad urlare “Alè” “Alè” con me. E’ stato proprio il desiderio di incontrare e conoscere persone che con me potessero urlare “Alè” “Alè” ( e questo per me è fare il “politico”) che mi hanno spinto nel cuore del continente nero.

Quando sono partito non sapevo bene cosa aspettarmi. E’ stato come un salto nel buio, ma la curiosità e la voglia di conoscere un mondo nuovo mi hanno portato a Nairobi.
Ho visto cose che pensavo non esistessero, ho visto tanti sorrisi, ho visto anche cose orribili, ho sentito il profumo della savana, ho sentito il tanfo della discarica di Nairobi a Korogocho, ho udito molti “Alè” “Alè”, ho conosciuto persone di ogni genere, ho conosciuto me stesso.
Ho imparato molto dalle persone che ho incontrato in Africa capendo che in fondo l’uomo, nonostante la diversità dei contesti culturali, religiosi, dei percorsi politici, delle economie e degli idiomi, tende a pensare e ad agire nello stesso modo. Le affinità risiedono nella natura stessa dell’uomo, nelle sue spinte propulsive, nei meccanismi di difesa, nei suoi limiti e nella sua tendenza a superarli, nelle sue luci e nelle sue ombre. L’assenza di veri confini biologici all’interno della specie umana (come la distribuzione crinale dei caratteri genetici, l’antropologia biologica e lo studio dei flussi migratori testimoniano) è solo la riprova di quanto già agli albori della storia dell’umanità, i primi filosofi e tutti coloro che cercano delle risposte intuirono: l’universalità della natura dell’uomo.
Inoltre una delle cose che maggiormente mi ha colpito dell’Africa, oltre all’enorme povertà e alle difficili condizioni di vita, è il forte senso di comunità che si respira. Nel mio paese d’origine, in Europa e nel mondo occidentale vi è un minor senso di comunità. Qui tutto funziona perfettamente (o quasi) ma le persone sembrano in realtà “funzionare” peggio: l’avere tante cose, avere tanti servizi e comodità, oltre al bene prezioso della vita, ci allontana dalla coscienza piena del nostro essere ,dalle altre persone e dalla vita stessa.
Invece in Africa, dove nulla funziona, dai trasporti alle infrastrutture, le persone “fanno molta comunità” e così “funzionano” molto. Le persone in Africa non avendo nulla, se non la vita stessa, sono pienamente coscienti del valore che essa ha.

Si torna dall’Africa apparentemente uguali ma in realtà si ha una coscienza e conoscenza più profonda di se stessi. Nascono nuove idee e nuovi progetti ma sono solo semplici “idee”. Come dice Alex Zanotelli, Comboniano che ha passato diversi anni della sua vita a Korogocho:

“Non siete uomini perché avete idee ma siete uomini perché riuscite a relazionarvi con altri uomini e crescete in umanità.”

e dunque

“Alè” “Alè”.

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Un dono di sangue, un dono per la vita

Donare significa condividere se stessi in un modo profondamente umano e concreto. La donazione di sangue è un regalo che ognuno di noi può fare all’umanità. Non importa quale sia la tua condizione sociale o economica, basta che tu sia in salute e puoi fare un dono di inestimabile valore: dare la possibilità di continuare a vivere. Un regalo disinteressato e quindi sincero che tu puoi fare magari ad un bambino, che ha un potenziale di vita enorme. Il tuo sangue può sospingerlo lungo la strada della vita e permettergli di trasformare quel potenziale in realtà! Oppure che puoi fare ad una donna, che ne necessita per portare a termine la gravidanza, per dare la vita! Oppure ancora ad un uomo che ama la sua famiglia e non vuole perderla! Donare il sangue può aiutare in mille modi diversi qualunque persona che ne necessita, magari persino te stesso. Non ci sono altre strade percorribili. Questa linfa vitale e preziosa non è riproducibile in laboratorio, è quindi un prodotto che solo l’uomo può creare e condividere con gli altri. Fate questo gesto per gli altri, condividete il vostro sangue, la vostra essenza con chi ne ha bisogno! Potete farlo sacrificando poco tempo ed energie, ma sarete ripagati con la straordinaria consapevolezza di aver aiutato qualcuno a continuare a camminare lungo il sentiero della vita!

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La panchina di pianoforte

https://ilbunkerdelcuore.com/2013/08/01/la-panchina-di-pianoforte/
http://www.cgmcorengia.it

Cosa c’è di speciale in una panchina per pianoforte?

Tante volte nella sua vita Joseph si era posto questa domanda senza riuscire a darsi una vera risposta, o meglio senza trovare le parole per formulare una risposta che gli altri potessero in qualche modo capire. Dentro di sé egli sentiva una scintilla speciale, una sorta di piccola, breve ma intensa scarica elettrica, fulminante il suo cuore, la sua mente e la sua anima; ma non riusciva a far in modo che gli altri capissero la natura di quell’energia che gli pervadeva il corpo, mentre estraeva dal legno silenzioso una sorta di piccola opera d’arte espressiva. Continua a leggere “La panchina di pianoforte”

Vladimir Kush – Departure of the winged ship

Dipinto di Vladimir Kush

 

“Perché le idee sono come farfalle che non puoi togliergli le ali” – Roberto Vecchioni

Questo quadro, dipinto nel 2000, è una delle più famose opere di Vladimir Kush, surrealista russo che si ispira a Salvador Dalì. Gli uomini, rimasti sulla costa, salutano la nave delle idee che è salpata per destinazione ignota. Il vento del coraggio sorregge le farfalle ed esse guidano parte dell’umanità lungo il mare fatto di sogni. Riusciranno gli ideali a sopravvivere e a giungere a destinazione?

Pensiero di Capodanno

Arrivederci Anno

te ne vai come un babbo natale passato di moda

vecchio e stanco, saggio e umile

con il tuo sacco pieno di ricordi

vai via e lasci spazio

all’anno giovane, forte, di belle speranze:

l’anno futuro

Continua a leggere “Pensiero di Capodanno”

Nelson Mandela

Questo articolo vuole essere un breve tributo per un grande uomo: Nelson Rolihlahla Mandela.

Mi ricordo quando alla fine del quinto anno del Liceo ero nel bel mezzo della ricerca per la mia tesina sul carisma. Dovevo trovare grandi personalità storiche che grazie al loro ascendente sulle altre persone cambiarono il mondo in bene o in male. Una di questa fu Mandela. Un uomo che da una posizione di totale rottura con il sistema e di sostanziale emarginazione riuscì a diventare il presidente del Sudafrica, a vincere un premio Nobel per la pace e a far valere le proprie idee nella lotta contro il razzismo e la discriminazione di ogni genere. Fu guida e figura carismatica del movimento contro l’apartheid. Da una cella di una prigione, solo con il suo coraggio e le sue idee, mise in ginocchio un potere marcio come quello razziale che vigeva in Sudafrica. Dotato del suo carisma unì un Paese sotto un’unica bandiera senza colore.

Se non conoscete la sua biografia, vi consiglio di cercarla e darle una lettura, rimarrete sicuramente colpiti e forse anche ispirati. Vi renderete conto della forza del suo carisma e delle sue idee che rimarranno con noi anche dopo la sua morte. E’ forse questo il più grande regalo di Mandela per l’umanità: il suo pensiero e il suo esempio. Una volta Mandela disse: “Se non potete parlare alle loro menti, parlate ai loro cuori”. Sicuramente Madiba continuerà a parlare al cuore dell’umanità, anche adesso che la sua mente non pensa più.

Michele Corengia

Bruno Steinbach Silva: “A mulher e o quadro”

Bruno Steinbach. “A mulher e o quadro”. Óleo/tela, 90×120 cm, 1990, Presídio do Róger, João Pessoa, Paraíba, Brasil. Coleção: Leonardo Fontes Silva, João Pessoa, Paraíba, Brasil. Catálogo 41.
Bruno Steinbach. “A mulher e o quadro”. Óleo/tela, 90×120 cm, 1990, Presídio do Róger, João Pessoa, Paraíba, Brasil. Coleção: Leonardo Fontes Silva, João Pessoa, Paraíba, Brasil. Catálogo 41.

 

Bellezza, erotismo e misticismo si fondono in questo quadro. La donna osserva il dipinto o è quest’ultimo ad osservare la femminilità? I colori e le passioni si sovrappongono tra passato, presente e forse futuro.

Poesia in musica #1 (Roberto Vecchioni – La stazione di Zima)

http://www.youtube.com/watch?v=pOJ6yRGtSpQ

La stazione di Zima

C’è un solo vaso di gerani
dove si ferma il treno,
e un unico lampione
che si spegne se lo guardi,
e il più delle volte
non c’è ad aspettarti nessuno,
perché è sempre troppo presto
o troppo tardi.
“Non scendere- mi dici,-
continua con me questo viaggio!”
e così sono lieto di apprendere
che hai fatto il cielo
e milioni di stelle inutili
come un messaggio,
per dimostrarmi che esisti,
che ci sei davvero:
ma vedi, il problema non è
che tu sia o non ci sia:
il problema è la mia vita
quando non sarà più la mia,
confusa in un abbraccio
senza fine,
persa nella luce tua
sublime,
per ringraziarti
non so di cosa e perché

Lasciami
questo sogno disperato
di esser uomo,
lasciami
quest’orgoglio smisurato
di esser solo un uomo:
perdonami, Signore,
ma io scendo qua,
alla stazione di Zima.

Alla stazione di Zima
qualche volta c’è il sole:
e allora usciamo tutti a guardarlo,
e a tutti viene in mente
che cantiamo la stessa canzone
con altre parole,
e che ci facciamo male
perché non ci capiamo niente.

E il tempo non s’innamora
due volte
di uno stesso uomo;
abbiamo la consistenza lieve
delle foglie:
ma ci teniamo la notte, per mano,
stretti fino all’abbandono,
per non morire da soli
quando il vento ci coglie:
perché vedi, l’importante non è
che tu ci sia o non ci sia:
l’importante è la mia vita
finché sarà la mia
con te, Signore
è tutto così grande,
così spaventosamente grande,
che non è mio, non fa per me

Guardami,
io so amare soltanto
come un uomo
guardami,
a malapena ti sento,
e tu sai dove sono…
ti aspetto qui, Signore,
quando ti va, alla stazione di Zima.

Roberto Vecchioni