La storia di “My way”

“My way” è uno dei pezzi più cantati e ascoltati nella storia della musica. Esistono più di duemila versioni in almeno 20 lingue diverse con testi non sempre uguali e cantati con diverse intonazioni a seconda dell’interpretazione che si vuole dare. E’ forse la sua poliedricità ad averla resa così popolare e amata. Ovviamente la versione più famosa è quella di Frank Sinatra ed è stato proprio lui a lanciarla nell’universo dell’immortalità. Si dice che The Voice cantò questa canzone un po’ controvoglia, non convinto del suo potenziale, solo per rispondere alle incessanti richieste del suo amico Paul Anka. Quest’ultimo ascoltò per la prima volta questa melodia in un hotel a Parigi mentre stava guardando la tv. L’interprete era Claude François e il titolo pre-Sinatra era “Comme d’habitude”. Paul Anka rimase folgorato dalla melodia di questo pezzo e se ne assicurò i diritti prima di tornare in America, dove scrisse un nuovo testo cucito magistralmente su ogni nota. Il 30 Dicembre 1968 Frank Sinatra incise “My way” a Los Angeles, il resto è storia.

Ciò che colpisce di questa storia è che spesso la differenza tra la bellezza e la specialità è sottile. Una bellezza speciale ha il potere di passare alla storia, di essere immortale. Ma per fondere bellezza e specialità spesso ci vuole l’aiuto del caso. Questo è successo nel caso di “My way”. Da bella canzone (Comme d’habitude) a pezzo immortale (My way), grazie solamente a un uomo che una notte di 35 anni fa decise di guardare la tv in un hotel di Parigi.

My way di Frank Sinatra

Comme d’habitude di Claude François (versione originale in francese)

Come sempre di Claude François (versione in italiano)

My way di Elvis Presley (la mia preferita)

Michele Corengia

Lyrics

And now, the end is here 
And so I face the final curtain 
My friend, I’ll say it clear 
I’ll state my case, of which I’m certain 
I’ve lived a life that’s full 
I traveled each and ev’ry highway 
And more, much more than this, I did it my way 

Regrets, I’ve had a few 
But then again, too few to mention 
I did what I had to do and saw it through without exemption 
I planned each charted course, each careful step along the byway 
And more, much more than this, I did it my way 

Yes, there were times, I’m sure you knew 
When I bit off more than I could chew 
But through it all, when there was doubt 
I ate it up and spit it out 
I faced it all and I stood tall and did it my way 

I’ve loved, I’ve laughed and cried 
I’ve had my fill, my share of losing 
And now, as tears subside, I find it all so amusing 
To think I did all that 
And may I say, not in a shy way, 
“Oh, no, oh, no, not me, I did it my way” 

For what is a man, what has he got? 
If not himself, then he has naught 
To say the things he truly feels and not the words of one who kneels 
The record shows I took the blows and did it my way! 

Donare sangue

Donare significa condividere se stessi in un modo profondamente umano e concreto. La donazione di sangue è un regalo che ognuno di noi può fare all’umanità. Non importa quale sia la tua condizione sociale o economica, basta che tu sia in salute e puoi fare un dono di inestimabile valore: dare la possibilità di continuare a vivere. Continua a leggere “Donare sangue”

Teoria del bianco e del nero

Partiamo da un presupposto: l’alfabeto contiene un numero finito di lettere. Le parole non sono altro che combinazioni di lettere a cui attribuiamo un significato. Le frasi non sono che combinazioni di parole. Quindi? Continua a leggere “Teoria del bianco e del nero”

Teoria sull’ispirazione

Paulo Coelho dice che “se tu aspetti per un’ispirazione, non sei un artista bensì uno che semplicemente aspetta”. Penso che questa frase sia profondamente vera in ogni aspetto della vita, se intendiamo con la parola artista l’uomo che agisce e inventa. L’ispirazione non serve solamente in un contesto artistico, ma in qualsiasi situazione umana. Per amare ci vuole l’ispirazione, data dall’altra persona o dal tuo stato d’animo. Per conquistare qualcosa ci vuole l’ispirazione, che può essere trovata in un gesto, in una melodia, in una parola oppure in una nuvola. Per giocare a calcio ci vuole l’ispirazione del passaggio giusto, dell’intervento tempistico. Per pensare ci vuole qualcosa o qualcuno che ci colpisca e ci faccia riflettere. Sostanzialmente per vivere nella maschera di uomini che ci siamo dati, c’è bisogno di ispirazione. Continua a leggere “Teoria sull’ispirazione”

Teoria delle religioni

“C’è una sola religione, benchè ne esistano un centinaio di versioni” (George Bernard Shaw)

“ Noi nasciamo credendo. Un uomo produce tanti credi come un albero le mele” (Ralph Waldo Emerson)

“Le religioni sono come le lucciole: per splendere hanno bisogno delle tenebre” (Arthur Schopenhauer)

Un giorno il mio professore di religione alla medie spiegò in questo modo cosa fosse Dio: <<Prendete un foglio bianco e dividetelo a metà con una riga. Ora ponete nella parte alta una grande X e nella parte bassa tante x piccole. Poi fate partire da ogni x piccola una freccia che va verso la X grande. Ecco: Dio è la X grande, le x piccole invece sono tutte le religioni esistenti tra gli uomini>>. Continua a leggere “Teoria delle religioni”

Teoria della solitudine

“E se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo.” (Leonardo da Vinci)

“Tutti coloro che prendono seriamente se stessi e la vita, vogliono stare soli, ogni tanto. La nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti esteriori della vita, che poco ci rendiamo conto di questo bisogno, eppure la possibilità che offre, per una completa realizzazione individuale, sono state messe in rilievo dalle filosofie e dalle religioni di tutti i tempi. Il desiderio di una solitudine significativa non è in alcun modo nevrotico; al contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge dalle proprie profondità interiori, ed anzi, l’incapacità di una solitudine costruttiva è per se stessa un segno di nevrosi. Il desiderio di star soli è un sintomo di distacco nevrotico soltanto quando l’associarsi alla gente richiede uno sforzo insopportabile, per evitare il quale la solitudine diviene l’unico mezzo valido.” (k.Horney da I nostri conflitti interni)

“I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mentisce.” (M. Proust)

“Noi viviamo come sogniamo, soli.” (J.Conrad)

“Il talento lo si sviluppa nella solitudine, mentre il carattere si consolida nella corrente della vita.” (Goethe)

“Per vivere soli bisogna essere o un animale o un dio, dice Aristotele. Manca il terzo caso: bisogna essere l’uno e l’altro, un filosofo.” (Nietzsche)

 

Iniziare questa teoria con la frase “nasciamo soli, moriamo soli” forse sarebbe banale, ma di fatto è la verità. Spesso quest’ultima è così: banale e noiosa. Ecco perché molte persone preferiscono di gran lunga inventarsi storie e raccontare bugie. Nasciamo soli e poi nel corso della vita incontriamo persone, leggiamo cose scritte da altri, sentiamo le canzoni cantate da altri. Senza gli altri noi non saremmo niente, e sicuramente non saremmo quello che siamo. Questo è uno dei grandi paradossi della vita. Abbiamo bisogno degli altri per essere, addirittura per avere una vita; ma quando siamo, non abbiamo esistenzialmente bisogno di loro. Ci circondiamo di affetti, veri o finti che siano, solo perché abbiamo paura della solitudine. Questa è la più grande fobia del genere umano. La paura della morte, di fatto, è solo consequenziale. Continua a leggere “Teoria della solitudine”

Teoria sull’attesa

“Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare.” (Alexandre Dumas – Il conte di Montecristo)

“Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno, e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni sette mesi e undici giorni notti comprese?” (Gabriel Garcia Marquez – L’amore ai tempi del colera)

“Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettar niente che è terribile.” (Cesare Pavese – Il mestiere di vivere)

“L’attesa attenua le passioni mediocri e aumenta le grandi.” (François de la Rochefocauld)

 

Tutte le persone aspettano qualcosa. Fondamentalmente la vita è costituita da una serie di attese, che alla fine si sommano tra loro per dirci se abbiamo fatto bene ad aspettare così tanto oppure se è stato solo tempo perso. Si può aspettare una persona, un momento, uno sguardo, un passaggio tra diverse fasi della nostra vita. Si aspetta, si attende, si sta seduti nello stesso posto per infiniti istanti con la paura di andarsene nel momento in cui passa il treno delle nostre attese, perdendolo. Continua a leggere “Teoria sull’attesa”