
Categoria: 3. Spunti vari
Stonehaven: dove la natura diventa opera d’arte
Galleria fotografica Glasgow
Ciao a tutti!
Vi scrivo direttamente da Glasgow, dove mi trovo in erasmus!
Ho creato una pagina apposita sul blog, dove raccoglierò le foto della mia esperienza qui.
Spero siano di vostro gradimento.
Get out of the bunker!
Michele
Robert Kennedy sul PIL
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.
(Robert Kennedy)
Roberto Vecchioni
Cenni biografici
Il Professore nasce a Carate Brianza il 25 Giugno 1943. Nel 1968 si laurea in lettere antiche all’Università Cattolica di Milano presso la quale resterà per due anni quale assistente di storia delle religioni, proseguendo poi per trent’anni come professore di greco e latino nei licei classici. Descrivere la sua carriera in poche parole risulta impossibile per quanto è grande, importante ed eclettica. Ci si affiderà quindi ad alcuni dati che ben simboleggiano i suoi traguardi e poi si lascerà fare il resto ai testi delle sue canzoni.
Roberto Vecchioni è un cantautore, paroliere, scrittore, professore; oltre che un grande tifoso dell’Inter. Ha vinto i quattro premi più importanti della musica italiana: il Premio Tenco nel 1983, il Festivalbar nel 1992, il Festival di Sanremo e il Premio Mia Martini della critica nel 2011. Il 2 Giugno 2004 riceve l’onorificenza come Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana. Ha pubblicato 43 album, 25 album in studio, 5 live e 13 raccolte senza inediti; oltre che 10 libri.
Considerazione personale
Considero Vecchioni come uno dei più grandi poeti moderni, in grado di parlare di sogni, vita, morte, amore, delusione, disillusione, illusione; il tutto anche nel medesimo testo di una sua canzone. Il suo eclettismo e la sua passione nella musica e nella vita sono fonti d’ispirazione per chiunque che, con un po’ di tempo e calma si metta ad ascoltare profondamente le sue canzoni.
Il professore è un lampante esempio di condivisione di sé stessi, anche a livelli assai profondi, attraverso molteplici mezzi: la televisione, la scuola, la musica, la poesia che c’è in essa, i libri. Non si limita ad un solo livello di comunicazione, li usa tutti; creando ed esaltando un personaggio che dovrebbe essere considerato da un sempre maggior numero di persone come un poeta giunto dal futuro con tutta la grandezza del passato e l’attualità del presente; con un cuore fatto di passione e una mente fatta di sogno.
Inutile dire qualcosa in più, ha più senso lasciar parlare i testi delle sue canzoni…
Il grande Gatsby
La sua vita era stata confusa e disordinata…ma se poteva ritornare a un certo punto di partenza e ricominciare lentamente tutto da capo, sarebbe riuscito a scoprire qual era la cosa che cercava.
E mentre meditavo sull’antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all’estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia … e una bella mattina…
…Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato…































