L’arte di ottenere ragione

“Ciò che si chiama opinione generale è, a ben guardare, l’opinione di due o tre persone; e ce ne convinceremmo se potessimo osservare come si forma una tale opinione universalmente valida. Troveremmo allora che furono in un primo momento due o tre persone ad aver supposto o presentato e affermato tali opinioni, e che si fu così benevoli verso di loro da credere che le avessero davvero esaminate a fondo: il pregiudizio che costoro fossero sufficientemente capaci indusse dapprima alcuni ad accettare anch’essi l’opinione: a questi credettero a loro volta molti altri, ai quali la pigrizia suggerì di credere subito piuttosto che fare faticosi controlli. Così crebbe di giorno in giorno il novero di tali accoliti pigri e creduloni: infatti, una volta che l’opinione ebbe dalla sua un buon numero di voci, quelli che vennero dopo l’attribuirono al fatto che essa aveva potuto guadagnare a sé quelle voci solo per la fondatezza delle sue ragioni. I rimanenti, per non passare per teste irrequiete che si ribellano contro opinioni universalmente accettate e per saputelli che vogliono essere più intelligenti del mondo intero, furono costretti ad ammettere ciò che era già da tutti considerato giusto. A questo punto il consenso divenne un obbligo. (…) Poiché questo è ciò che accade, quanto può valere ancora la voce di cento milioni di persone? Tanto quanto un fatto storico che si trova in cento storiografi, ma poi si verifica che tutti si sono trascritti l’un l’altro, per cui, alla fine, tutto si riconduce all’affermazione di uno solo (…)” (Schopenhauer A. (1991), L’arte di ottenere ragione, Adelphi, Mi, p. 55).

[Teresa Grande (1997), “Il Passato Come Rappresentazione: Riflessioni sulle Nozioni di Memoria e Rappresentazione Sociale,” Rubbettino Editore, p. 71.]

Nulla due volte accade

Nulla due volte accade di Wisława Szymborska

Nulla due volte accade
Né accadrà. Per tal ragione
Nasciamo senza esperienza,
moriamo senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
Della scuola del pianeta
Di ripeter non è dato
Le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
Qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, ora malvagia,
dai paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,
sorridenti, tra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.

La meraviglia è quando tremi

 

Un uomo che brancola nel buio ricerca la luce, ma se la sua coscienza è avvolta dall’oscurità rimane impassibile. “La meraviglia è quando tremi” di Danilo Serra è una scintilla in grado di far riscoprire alle persone le innumerevoli sfumature del proprio sé.  Un’opera rivoluzionaria, scritta e condotta da una mano in grado di offrire innumerevoli spunti di riflessione. Il consiglio non è solo di leggere questo libro, ma di accompagnare la lettura con un pezzo di carta su cui annotare tutti i pensieri e le emozioni che lo scritto alimenterà in voi. Una volta conclusa la prima lettura, vi verrà voglia di leggerlo ancora una volta e un’altra ancora. Ogni passaggio assumerà così una luce diversa e il gusto della bellezza rimarrà in voi nelle ore seguenti, come l’aroma del caffè che eccita le nostre menti.

Il libro si apre con un’analisi della situazione in cui versa la società di oggi. L’autore si interroga sul motivo per cui le coscienze si sono addormentate, accontentandosi della mediocrità. Le persone non perseguono più la bellezza, non tremano più di meraviglia. Questa tragica condizione è sapientemente dipinta da Serra che provoca il lettore, invitandolo a porsi sempre domande per non far spegnere la scintilla della curiosità. Si deve custodire la fame di conoscenza, senza avere la presunzione di sapere tutto. Di fronte alla superbia di chi sa tutto, la meraviglia scompare e senza di essa le persone non percepiscono più la magnificenza della bellezza.

L’opera propone, poi, spunti e riflessioni su come riscoprire il piacere di tremare di fronte alla meraviglia. L’autore alterna pensieri propri con quelli di grandi sapienti del passato, offrendo non solo intrattenimento ma anche insegnamento. Questa è un’altra caratteristica distintiva del libro. L’autore, dopo aver provocato il lettore nella prima parte, sembra voler fornire contenuti belli che sono in grado di costruire una sorta di palestra di meraviglia. I temi dell’opera si aprono come una rosa, inglobando domande sulla felicità, sulla speranza, sulla volontà di potenza nietzschiana e sull’amore, saziando l’appetito di conoscenza del lettore. Quest’ultimo punto segnala una raccomandazione. Il libro deve essere letto, tenendo ben in mente uno dei moniti principali in esso racchiusi: “so di non sapere”. Solo così la meraviglia potrà manifestarsi e si potrà godere delle parole e degli spunti tracciati dall’autore. Ovviamente se si vuole. Infatti, in tutto il libro aleggia un messaggio significativo: le persone sono disposte a mettersi in gioco per alimentare il fuoco della bellezza? Leggere questo libro può essere un buon modo per urlare con forza “sì” in risposta a questa domanda.

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Un dono di sangue, un dono per la vita

Donare significa condividere se stessi in un modo profondamente umano e concreto. La donazione di sangue è un regalo che ognuno di noi può fare all’umanità. Non importa quale sia la tua condizione sociale o economica, basta che tu sia in salute e puoi fare un dono di inestimabile valore: dare la possibilità di continuare a vivere. Un regalo disinteressato e quindi sincero che tu puoi fare magari ad un bambino, che ha un potenziale di vita enorme. Il tuo sangue può sospingerlo lungo la strada della vita e permettergli di trasformare quel potenziale in realtà! Oppure che puoi fare ad una donna, che ne necessita per portare a termine la gravidanza, per dare la vita! Oppure ancora ad un uomo che ama la sua famiglia e non vuole perderla! Donare il sangue può aiutare in mille modi diversi qualunque persona che ne necessita, magari persino te stesso. Non ci sono altre strade percorribili. Questa linfa vitale e preziosa non è riproducibile in laboratorio, è quindi un prodotto che solo l’uomo può creare e condividere con gli altri. Fate questo gesto per gli altri, condividete il vostro sangue, la vostra essenza con chi ne ha bisogno! Potete farlo sacrificando poco tempo ed energie, ma sarete ripagati con la straordinaria consapevolezza di aver aiutato qualcuno a continuare a camminare lungo il sentiero della vita!

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Vladimir Kush – Departure of the winged ship

Dipinto di Vladimir Kush

 

“Perché le idee sono come farfalle che non puoi togliergli le ali” – Roberto Vecchioni

Questo quadro, dipinto nel 2000, è una delle più famose opere di Vladimir Kush, surrealista russo che si ispira a Salvador Dalì. Gli uomini, rimasti sulla costa, salutano la nave delle idee che è salpata per destinazione ignota. Il vento del coraggio sorregge le farfalle ed esse guidano parte dell’umanità lungo il mare fatto di sogni. Riusciranno gli ideali a sopravvivere e a giungere a destinazione?

Nelson Mandela

Questo articolo vuole essere un breve tributo per un grande uomo: Nelson Rolihlahla Mandela.

Mi ricordo quando alla fine del quinto anno del Liceo ero nel bel mezzo della ricerca per la mia tesina sul carisma. Dovevo trovare grandi personalità storiche che grazie al loro ascendente sulle altre persone cambiarono il mondo in bene o in male. Una di questa fu Mandela. Un uomo che da una posizione di totale rottura con il sistema e di sostanziale emarginazione riuscì a diventare il presidente del Sudafrica, a vincere un premio Nobel per la pace e a far valere le proprie idee nella lotta contro il razzismo e la discriminazione di ogni genere. Fu guida e figura carismatica del movimento contro l’apartheid. Da una cella di una prigione, solo con il suo coraggio e le sue idee, mise in ginocchio un potere marcio come quello razziale che vigeva in Sudafrica. Dotato del suo carisma unì un Paese sotto un’unica bandiera senza colore.

Se non conoscete la sua biografia, vi consiglio di cercarla e darle una lettura, rimarrete sicuramente colpiti e forse anche ispirati. Vi renderete conto della forza del suo carisma e delle sue idee che rimarranno con noi anche dopo la sua morte. E’ forse questo il più grande regalo di Mandela per l’umanità: il suo pensiero e il suo esempio. Una volta Mandela disse: “Se non potete parlare alle loro menti, parlate ai loro cuori”. Sicuramente Madiba continuerà a parlare al cuore dell’umanità, anche adesso che la sua mente non pensa più.

Michele Corengia

Bruno Steinbach Silva: “A mulher e o quadro”

Bruno Steinbach. “A mulher e o quadro”. Óleo/tela, 90×120 cm, 1990, Presídio do Róger, João Pessoa, Paraíba, Brasil. Coleção: Leonardo Fontes Silva, João Pessoa, Paraíba, Brasil. Catálogo 41.
Bruno Steinbach. “A mulher e o quadro”. Óleo/tela, 90×120 cm, 1990, Presídio do Róger, João Pessoa, Paraíba, Brasil. Coleção: Leonardo Fontes Silva, João Pessoa, Paraíba, Brasil. Catálogo 41.

 

Bellezza, erotismo e misticismo si fondono in questo quadro. La donna osserva il dipinto o è quest’ultimo ad osservare la femminilità? I colori e le passioni si sovrappongono tra passato, presente e forse futuro.

Poesia in musica #1 (Roberto Vecchioni – La stazione di Zima)

http://www.youtube.com/watch?v=pOJ6yRGtSpQ

La stazione di Zima

C’è un solo vaso di gerani
dove si ferma il treno,
e un unico lampione
che si spegne se lo guardi,
e il più delle volte
non c’è ad aspettarti nessuno,
perché è sempre troppo presto
o troppo tardi.
“Non scendere- mi dici,-
continua con me questo viaggio!”
e così sono lieto di apprendere
che hai fatto il cielo
e milioni di stelle inutili
come un messaggio,
per dimostrarmi che esisti,
che ci sei davvero:
ma vedi, il problema non è
che tu sia o non ci sia:
il problema è la mia vita
quando non sarà più la mia,
confusa in un abbraccio
senza fine,
persa nella luce tua
sublime,
per ringraziarti
non so di cosa e perché

Lasciami
questo sogno disperato
di esser uomo,
lasciami
quest’orgoglio smisurato
di esser solo un uomo:
perdonami, Signore,
ma io scendo qua,
alla stazione di Zima.

Alla stazione di Zima
qualche volta c’è il sole:
e allora usciamo tutti a guardarlo,
e a tutti viene in mente
che cantiamo la stessa canzone
con altre parole,
e che ci facciamo male
perché non ci capiamo niente.

E il tempo non s’innamora
due volte
di uno stesso uomo;
abbiamo la consistenza lieve
delle foglie:
ma ci teniamo la notte, per mano,
stretti fino all’abbandono,
per non morire da soli
quando il vento ci coglie:
perché vedi, l’importante non è
che tu ci sia o non ci sia:
l’importante è la mia vita
finché sarà la mia
con te, Signore
è tutto così grande,
così spaventosamente grande,
che non è mio, non fa per me

Guardami,
io so amare soltanto
come un uomo
guardami,
a malapena ti sento,
e tu sai dove sono…
ti aspetto qui, Signore,
quando ti va, alla stazione di Zima.

Roberto Vecchioni

La storia di “My way”

“My way” è uno dei pezzi più cantati e ascoltati nella storia della musica. Esistono più di duemila versioni in almeno 20 lingue diverse con testi non sempre uguali e cantati con diverse intonazioni a seconda dell’interpretazione che si vuole dare. E’ forse la sua poliedricità ad averla resa così popolare e amata. Ovviamente la versione più famosa è quella di Frank Sinatra ed è stato proprio lui a lanciarla nell’universo dell’immortalità. Si dice che The Voice cantò questa canzone un po’ controvoglia, non convinto del suo potenziale, solo per rispondere alle incessanti richieste del suo amico Paul Anka. Quest’ultimo ascoltò per la prima volta questa melodia in un hotel a Parigi mentre stava guardando la tv. L’interprete era Claude François e il titolo pre-Sinatra era “Comme d’habitude”. Paul Anka rimase folgorato dalla melodia di questo pezzo e se ne assicurò i diritti prima di tornare in America, dove scrisse un nuovo testo cucito magistralmente su ogni nota. Il 30 Dicembre 1968 Frank Sinatra incise “My way” a Los Angeles, il resto è storia.

Ciò che colpisce di questa storia è che spesso la differenza tra la bellezza e la specialità è sottile. Una bellezza speciale ha il potere di passare alla storia, di essere immortale. Ma per fondere bellezza e specialità spesso ci vuole l’aiuto del caso. Questo è successo nel caso di “My way”. Da bella canzone (Comme d’habitude) a pezzo immortale (My way), grazie solamente a un uomo che una notte di 35 anni fa decise di guardare la tv in un hotel di Parigi.

My way di Frank Sinatra

Comme d’habitude di Claude François (versione originale in francese)

Come sempre di Claude François (versione in italiano)

My way di Elvis Presley (la mia preferita)

Michele Corengia

Lyrics

And now, the end is here 
And so I face the final curtain 
My friend, I’ll say it clear 
I’ll state my case, of which I’m certain 
I’ve lived a life that’s full 
I traveled each and ev’ry highway 
And more, much more than this, I did it my way 

Regrets, I’ve had a few 
But then again, too few to mention 
I did what I had to do and saw it through without exemption 
I planned each charted course, each careful step along the byway 
And more, much more than this, I did it my way 

Yes, there were times, I’m sure you knew 
When I bit off more than I could chew 
But through it all, when there was doubt 
I ate it up and spit it out 
I faced it all and I stood tall and did it my way 

I’ve loved, I’ve laughed and cried 
I’ve had my fill, my share of losing 
And now, as tears subside, I find it all so amusing 
To think I did all that 
And may I say, not in a shy way, 
“Oh, no, oh, no, not me, I did it my way” 

For what is a man, what has he got? 
If not himself, then he has naught 
To say the things he truly feels and not the words of one who kneels 
The record shows I took the blows and did it my way!