Reba ha condiviso questo passaggio di una lettera di Dostoevskij:
“Oggi, 22 dicembre, ci hanno portato in piazza Semjonov. Lì a tutti noi hanno letto la condanna a morte… Poi hanno messo i primi tre al palo per l’esecuzione. Io ero il sesto, ci hanno chiamato a tre per tre, io ero nel secondo gruppo e non mi restava che un minuto da vivere. Io ho ricordato te, fratello, tu soltanto eri nella mia mente… Finalmente è suonato il segnale, i legati al palo sono stati portati indietro e ci hanno detto che Sua Maestà Imperiale ci aveva fatto grazia della vita… La vita, ora capisco, è dappertutto, la vita è in noi stessi e non fuori di noi. Accanto a me ci saranno degli esseri umani, anche ai lavori forzati, ed essere uomo fra gli uomini e restarlo per sempre, in qualsiasi sventura non avvilirsi, non perdersi d’animo, ecco in cosa consiste la vita, ecco il suo compito. Ne ho preso coscienza. Questa idea è entrata nella mia carne e nel mio sangue… Quella testa che creava, che viveva della vita superiore dell’arte è stata tagliata via dalle mie spalle… Guardando indietro penso quanto tempo è stato speso inutilmente, quanto ne è andato perduto in errori, futilità, incapacità di vivere… La vita è un dono, adesso, cambiando vita, rinasco in una nuova forma… Rinascerò migliore. Ecco la mia speranza, tutto il mio conforto”.
La vita è dappertutto, quattro parole contengono un infinito.