Ci sono quattro uova: due bianche e due di cioccolato. Mi aspettano, io le osservo. Non so chi le abbia portate: un coniglietto, una gallina, una persona dal volto coperto. So solo che mi incuriosiscono; hanno una storia da raccontare.
Il primo uovo, di cioccolato, arriva dal passato e porta con sé un ricordo dolce. Mio nonno cammina lento con il sorriso sul volto. Porta uno scatolone, pieno di uova di cioccolato per me e i miei fratelli. Entra, adagia lentamente il regalo sul pavimento e un’atmosfera di festa si irradia da quel centro. È strano come funzioni la memoria. Non so se il ricordo sia associato a un particolare momento o se quella scena si sia ripetuta annualmente, finendo con il marchiare la mia mente. Poco importa. Quel sorriso mi accompagna ancora oggi, sussurrando di fare buon viaggio.
Un viaggio che non so dove mi stia portando. Due uova bianche mi scrutano e mi interrogano sulla mia natura. Io sono davanti a loro con un velo squarciato in mano, traccia di un’illusione morta con la scomparsa di mio nonno. Sono un equilibrista in bilico tra sogno e realtà, tra emozione e ragione, tra significato e mancanza di senso. Danzo su una soglia, che rispecchia una fragilità esistenziale. È un viaggio lungo, direi un buon viaggio. Tuttavia, il dubbio si insinua. Chi sono io di fronte a quella fragilità? Basta un passo sbagliato e il vuoto mi inghiottirà. Ci vuole maestria per sfiorare la perfezione, pura e immacolata. E se si potesse toccare soltanto una volta nella vita?
Il terzo uovo, sempre di cioccolato, mi chiede di smetterla con le domande. Proviene dal futuro e porta con sé un messaggio: il buio è necessario per vedere i colori. Canticchia un motivetto, mi sembra una canzone di Vecchioni. Io osservo quella fiamma che arde accerchiata dalle tenebre, in grado di sorreggere il peso della malinconia. Ho paura che si spenga da un momento all’altro. Eppure, va avanti in una danza silenziosa, con sempre meno ossigeno. Respiro piano per non disturbarla, ma la accompagno con i miei occhi. Deve essere supportata, bisogna proteggerla in una bacheca di vetro. Essa è un’opera d’arte, piena di senso grazie solamente al suo esistere. Ha bisogno solo di un po’ di ossigeno per continuare ad alimentare la bellezza, sperando di salvare il mondo: il suo e il mio.
Ci sono quattro uova: due fresche e due di cioccolato. Mi raccontano una storia, lunga un’eternità, che parla di una folle danza di una fiamma tra la vita e la morte. Non so più cosa sia passato, presente e futuro. Poco importa. Un sorriso appare sul mio volto e comprendo che sarà un buon viaggio.