Ho finito di vedere un bel film “ The teacher”. Per un po’ non ho pensato alla situazione in cui siamo, sequestrati da un microscopico virus Codiv 19.
Mi sento sicura in casa, non voglio più ascoltare gli aggiornamenti in TV, i dibattiti. Sono tutti grandi protagonisti di una recita: lo scienziato onnisciente, il polito che critica tutto e tutti, il dottore eroe,
l’infermiera stremata che dorme sul pc.
Penso alle tante persone morte, diventate numeri e percentuali, mi spiace tanto che la loro vita sia terminata in questo caos, senza avere diritto ad un vero funerale , ad un propio caro accanto.
Dicono che i medici debbano decidere a chi salvare la vita perché non hanno abbastanza posti nelle terapie intensive, questo è quello che mi rattrista di più e mi ricorda come mori’ mio papà.
Era il 2015, non c’era nessuna epidemia, si sentì male a causa di una polmonite, complicata da un edema polmonare, necessitava di cure e di una toracentesi, ma nessuno ospedale della Lombardia lo ricoverò, perché non c’erano posti liberi.
Alla fine decisero di parcheggiarlo in un piccolo ospedale, dove mancava l’attrezzatura e lo specialista per curarlo; trovò solo della morfina che lo accompagnò nel suo ultimo viaggio.
Certamente questa epidemia è di così larga portata che la capacità degli ospedali è al limite, e la colpa principale è di questo virus, ma anche di cattiva politica che negli anni ha continuato a tagliare costi per la sanità, chiudere ospedali nei piccoli paesi, senza formare abbastanza medici a causa del numero chiuso nelle università e non assumere personale infermieristico.
Spero tanto che nessuna della mia famiglia venga contagiato, ognuno è nella propria solitudine.
Francesca