Coppie passeggiano, mano nella mano, in attesa di un aereo che le porterà chissà dove. Famiglie con bambini mangiano hamburger e patatine fritte di fronte a me. Io sto e osservo. La società ci educa allo stare insieme; la solitudine è poco comune. Un signore mangia da solo, scrivendo al computer, qualche tavolo più in là. Mi chiedo se stia aspettando qualcuno o se stia raggiungendo una persona amata dall’altra parte del mondo. Mi sembra che si stia gustando la sua solitudine, temporanea o esistenziale, insieme a un filetto e un bicchiere di vino rosso. Posso dire lo stesso di me stesso? Io sto tornando a casa, qualcuno mi sta aspettando. Tuttavia, sono temporaneamente solo e anonimo in questa folla in continuo movimento. Molto è cambiato in un anno e mi interrogo sul piacere della solitudine. Provo una sensazione piacevole ad essere qui, solo e anonimo, a scrivere di me stesso, degli altri, della vita. Che tipo di piacere è? Posso ritenerlo un piacere vero e proprio oppure è un’illusione? In fondo io non sono solo, se non temporaneamente. Eppure, qual è la differenza tra un istante e l’eternità? Io sono solo ora e provo un piacere sottile ad osservare la realtà da una posizione privilegiata, che non potrei avere stando in compagnia. “Devi imparare a conoscere il piacere di stare da soli” mi hanno detto. Non so se ci stia riuscendo veramente. Forse è solo un inganno che sto giocando a me stesso. Piacere della solitudine, ti sto conoscendo o mi stai ingannando?
Bello questo articolo, un grande lavoro introspettivo. Quando hai qualcuno che ti aspetta non sei mai solo.