Teoria sull’ispirazione

Paulo Coelho dice che “se tu aspetti per un’ispirazione, non sei un artista bensì uno che semplicemente aspetta”. Penso che questa frase sia profondamente vera in ogni aspetto della vita, se intendiamo con la parola artista l’uomo che agisce e inventa. L’ispirazione non serve solamente in un contesto artistico, ma in qualsiasi situazione umana. Per amare ci vuole l’ispirazione, data dall’altra persona o dal tuo stato d’animo. Per conquistare qualcosa ci vuole l’ispirazione, che può essere trovata in un gesto, in una melodia, in una parola oppure in una nuvola. Per giocare a calcio ci vuole l’ispirazione del passaggio giusto, dell’intervento tempistico. Per pensare ci vuole qualcosa o qualcuno che ci colpisca e ci faccia riflettere. Sostanzialmente per vivere nella maschera di uomini che ci siamo dati, c’è bisogno di ispirazione. Una maschera che può essere tenuta, e siamo nella situazione in cui si aspetta l’ispirazione; oppure tolta, e siamo nel momento in cui cerchiamo e troviamo la scintilla dell’idea. Le maschere, che spesso indossiamo, sono quelle imposte dal ruolo che abbiamo nella società, nei confronti dei nostri conoscenti. Recitiamo e per questo aspettiamo l’ispirazione, perché ricerchiamo le modalità migliori per scrivere la sceneggiatura della vita che poi andremo a mettere in scena. Aspettiamo che qualcuno o qualcosa ci dia l’idea perfetta per confezionare un grande spettacolo; e temiamo profondamente di cercare da noi l’ispirazione genuina per paura che il risultato sia pessimo oppure che nella ricerca ci giudichino malamente. Solo in alcune situazioni ci lasciamo andare follemente al fluire del fiume dell’ispirazione: ad esempio nell’amore. In questa condizione non aspettiamo più che ci venga in mente cosa dire, cosa fare perché tutto risulti ad ogni momento perfettamente giusto; strappiamo invece l’ispirazione dal suo letargo dentro di noi e la facciamo urlare. A quel punto ci vengono in mente mille idee e non temiamo di metterle in pratica, pur mettendo a repentaglio la dignità della nostra maschera sociale. Siamo noi stessi. E ciò è la più grande genialità che ognuno di noi può raggiungere. Un fenomeno calcistico è tale poiché ricerca la giocata impossibile là dove nessuno la vede. Cerca e trova l’ispirazione, rischiando di fare una figuraccia sbagliando. E’ semplicemente sé stesso sul campo di calcio. Un fenomeno artistico è tale poiché ricerca l’ispirazione sempre in forme diverse e le dà voce sempre in modalità diverse. Un fenomeno lavorativo, cioè uno che lavora tanto, cerca spesso l’ispirazione per andare avanti, per non mollare. Perché nella vita non tutti possono essere Paulo Coelho o Cristiano Ronaldo o Steve Jobs, la maggior parte è gente comune che ricerca inconsapevolmente l’ispirazione ogni giorno per dare degli esami, per far sorridere una persona, per trovare soldi, per soddisfare la propria passione, per far fronte ai problemi quotidiani, per non badare alle umiliazioni che la vita riserva a volte, per vivere giorno dopo giorno. E quando si deve cercare l’ispirazione e la si deve trovare, la maschera sociale almeno dentro di noi crolla. In questo modo tutti noi siamo artisti, almeno una volta ogni giorno. Dico almeno una volta perché almeno una volta al giorno pensiamo dentro di noi a come far andare al meglio la giornata. Cerchiamo l’ispirazione e la maschera sparisce, perché quando si cerca l’ispirazione non ci si può prendere in giro rinnegando la nostra natura. Quindi io dico cercate sempre l’ispirazione, pur rischiando di non trovarla o di trovarne una pessima; perché è inutile prendersi in giro da soli. E’ inutile indossare una maschera per non essere degli artisti.

Michele Corengia

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