Teoria dell’uomo creatore dell’universo

“La parola di un uomo è il più duraturo dei materiali” (Arthur Schopenhauer)

“Quei giuramenti, quei profumi, quei baci infiniti, rinasceranno” (Charles Baudelaire)

“Anelo all’eternità perché lì troverò i miei quadri non dipinti e le mie poesie non scritte” (Kahlil Gibran)

“Se c’è una cosa di cui sono sicuro è che questo mondo non basta, e se non c’è altro se lo possono riprendere indietro tutto intero” (Saul Bellow)

Eternità e infinito. Due parole che da sempre affascinano l’uomo, che cerca di confrontarsi con esse e finisce inesorabilmente sconfitto e umiliato. Sarebbe bello poter provare e conoscere tutto l’Universo, vivere tutto il Tempo, vedere ogni Spazio. Guardando le stelle o leggendo di qualche scoperta scientifica, viene da chiedersi fino a dove l’uomo potrà spingersi, qual è il suo limite, come testerà in futuro la sua mente capace di miracoli e maledizioni. Ma non è possibile continuare ad ammirare il Tempo. Esso è timido e appena iniziate a guardarlo con cupidigia, fugge via timoroso e non torna più nella stessa forma di prima. Il Tempo è un bambino a cui piace correre, volare e noi non possiamo stargli dietro come dei paraplegici che vorrebbero andare con lui, ma sono rallentati dal fato. Dobbiamo rimanere a guardare, non possiamo giocare veramente con lui. Maledizione eterna. L’Uomo che ha la capacità mentale di capirlo, di seguirlo, di sospingerlo, non può seguirlo oltre un certo limite anche se vorrebbe. E allora l’Uomo crea, inventa, produce opere di cui non potrà mai vedere l’atto finale come un genitore con il figlio. L’Uomo soffre per la sua stessa intelligenza. Virtù che ferisce con una spada chiamata Tempo. C’è un modo per difendersi? C’è un modo per fuggire da questo perverso gioco? Per ingannare il Tempo? Non totalmente, ma in parte c’è una scintilla di speranza, che è una scintilla di specialità. Una piccola fiamma che può accendere un fuoco grazie all’intelligenza. L’Uomo ha la conoscenza, ha il sapere, ha la parola. Può fissare su carta, reale o virtuale che sia, tutti i suoi ricordi, tutti i momenti che vuole. Può tornare ad essi in qualunque momento grazie ad ogni mezzo tecnologico o meno d’archiviazione che oggi possediamo. Il momento passato può riprende vita grazie a una parola, una foto, un suono, che il nostro cervello credeva di aver dimenticato. L’Uomo si fa aiutare dalla sua intelligenza e allora può rallentare il Tempo, ingannarlo. Può visitare ogni Tempo e ogni Spazio grazie alla sua mente, ricordando, progettando o fantasticando. L’Uomo non è solo fino a quando ha la sua intelligenza, la sua mente e il suo cuore. Potrà sempre creare un Universo all’interno dell’Universo da una parola, da un’immagine, da un suono. Dove prima non c’era nulla, potrà nascere un ricordo, un’idea o un sogno. Un piccolo Universo nostro, che attraverso la condivisione diventerà di tutti; e allora l’Uomo potrà essere il creatore di un Universo da sondare con Internet, con i libri, con le parole, con i gesti e gli sguardi. L’Uomo potrà essere un dio e piegare il tempo alla sua volontà. Potrà fare tutto questo con il suo cervello, capace di creare dal nulla qualcosa utilizzando semplicemente delle scintille di specialità. Potrà essere un dio… ma solo nel piccolo Universo, sperando che in quello grande ci sia un vero Dio che si ricordi di lui o che almeno sia capace di sgridare il piccolo Tempo per aver abbandonato l’Uomo da solo su quel campo da gioco.

Michele Corengia

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