Teoria delle religioni

“C’è una sola religione, benchè ne esistano un centinaio di versioni” (George Bernard Shaw)

“ Noi nasciamo credendo. Un uomo produce tanti credi come un albero le mele” (Ralph Waldo Emerson)

“Le religioni sono come le lucciole: per splendere hanno bisogno delle tenebre” (Arthur Schopenhauer)

Un giorno il mio professore di religione alla medie spiegò in questo modo cosa fosse Dio: <<Prendete un foglio bianco e dividetelo a metà con una riga. Ora ponete nella parte alta una grande X e nella parte bassa tante x piccole. Poi fate partire da ogni x piccola una freccia che va verso la X grande. Ecco: Dio è la X grande, le x piccole invece sono tutte le religioni esistenti tra gli uomini>>.

Io credo, come tanti pensatori e credenti nel corso della storia (come il mio professore nel suo piccolo) , che questa raffigurazione sia profondamente vera e ricca di senso.

Fin dai primi passi su questo mondo l’uomo ha sempre ricercato qualcosa di più grande di lui in cui credere. O per spiegarsi fenomeni naturali, a cui non trovava spiegazioni; oppure per dare un senso alla propria vita, per non sentirsi solo, per avere una speranza. Le motivazioni non hanno fine: c’è una motivazione per ogni sfumatura psicologica di ogni persona su questo mondo dalla notte dei tempi ad ora. La storia delle religioni è vastissima e per ognuna delle religioni esistite o esistenti si può rintracciare almeno una causa, se non tutte, per cui essa è nata. Ma di fatto non sono importanti i motivi per cui esse sono nate, o almeno non è in questa sede che ne voglio parlare. Secondo me è molto più significativo il fatto che l’uomo aveva delle motivazioni, come se questa fosse una necessità primordiale ed istintiva della mente umana.

La raffigurazione del mio professore era interessante per due aspetti. In primo luogo per il senso delle frecce, che andavano dalla religioni a Dio. Non era stato Dio a crearle, bensì gli uomini per ricercare Dio. Nonostante ciò, nonostante i percorsi delle frecce, alla fine tutte arrivavano a Dio, nessuna esclusa. In secondo luogo questa considerazione di Dio come una X gigante e delle religioni come x piccole. Tutte assomigliano a Dio e si assomigliano, lo richiamano in qualche modo ma sono più piccole, non possono da sole concepire e capire ogni aspetto di Dio.

Questo punto di vista ci fa vedere altre cose. Innanzitutto la ricerca è fatta dall’uomo, le religioni sono create dall’uomo; perché egli ne ha vitalmente bisogno. Qualunque uomo ha bisogno di Dio, persino l’ateo; anche se sostiene il contrario. Sostanzialmente le religioni sono come dei partiti politici; con la differenza che le prime si occupano dell’aspetto spirituale del popolo, i secondi dell’aspetto più pragmatico di esso. I partiti hanno a vertice i loro rappresentanti, le religioni le loro divinità immutabili; perché nella vita quotidiana può cambiare un leader e ci si adatta, ma se cambiate il Dio in cui crediamo crolla la nostra anima e non ci possiamo adattare. Ritornando alla similitudine, l’ateo è come il cittadino insoddisfatto della vita politica, dei partiti già esistenti; che afferma: “Non mi riconosco in questi partiti, in questa politica; non ci voglio avere nulla a che fare, per me non esiste un partito politico (degno)”.

Chiunque ha bisogno di Dio, che sia quello cristiano, quello mussulmano, quello ebraico (tanto per citare le tre principali religioni moderne). In generale ognuno di noi necessita di credere in qualcosa durante la vita, per avere un’ispirazione, una speranza e per spiegare ciò che non capisce. C’è chi crede nella scienza, poiché in grado di spiegarci tutto. C’è chi crede in Dio. C’è che chi crede nel non credere. C’è chi crede in personaggi famosi, in persone comuni, in persone morte, nella superstizione, nel destino, nel futuro,… Tutti credono per vivere; senza nessun tipo di credo non si potrebbe vivere da uomini. Però rimane comunque il più grande problema di tutti: la morte.

La mente umana non può concepire realmente qualcosa d’infinito, d’indefinito e nemmeno il nulla (tanto che dobbiamo dare un volto a Dio e se pensassimo all’infinito vedremmo sempre comunque una fine). Questa è una delle più grandi ironie che riguardano la nostra mente: non può pensare all’infinito, ma non può accettare la fine. Natura umana che si scontra con l’istinto animale. La morte ci terrorizza, che lo ammettiamo o meno; perché in essa tutto finisce. I nostri sogni, le nostre credenze, ciò che noi siamo, i nostri affetti, le nostre emozioni. E non ci può salvare la scienza, un’altra persona, la ragione o l’indifferenza. Solo Dio, in ogni sfumatura concepibile, ci può salvare. Se noi crediamo in qualcosa d’infinito, questo credo supererà l’ostacolo della fine. A tutto possiamo rispondere con tutto, ma alla fine solo con l’infinito.

Poco importa che poi io creda in un Dio piuttosto che in un altro, in una forma piuttosto che in un’altra. Qualunque religione è forte quando l’uomo è solo, disperato, quando necessita di qualcuno o qualcosa. E quel momento può sfuggire per tutta la vita, ma alla fine arriva e allora abbiamo bisogno di Dio, cerchiamo Dio, la nostra freccia va verso l’alto.

Tutto il resto è fanatismo, tutto il resto è politica. Tutti i fedeli che si scontrano tra loro per dire “il mio Dio è migliore, è quello giusto, l’unico! Tu sei sbagliato!” non sono altro che politici arrabbiati gli uni con gli altri perché non è mai giusto il modo di fare, di pensare, di gestire dell’altro. “Lo Stato con te va male, le mie idee sono quelle giuste! Il mio Dio è l’unico giusto!” . In una società moderna in cui si predica tanto la libertà di pensiero, l’accettazione del diverso; non si è ancora superato questo immenso ostacolo. Non è ammissibile.

Dio esiste. Esiste in noi stessi e nelle cose che noi vediamo, esiste nei nostri punti di vista. Esiste perché abbiamo bisogno che esista. Esiste nel nostro modo di essere, nella nostra essenza. Non esiste un Dio sbagliato. Esistono sette miliardi di dei, eppure uno solo. Non c’è un Dio unicamente giusto, ma nemmeno uno unicamente sbagliato. Ogni persona ha il suo Dio e può essere anche quello di altri oppure no.

Ma nel momento in cui staremo per morire, tutti gli altri non ci saranno. Ci sarà solo il NOSTRO Dio. Questa è la considerazione fondamentale. Se tanti volessero capire questo, sicuramente il mondo sarebbe un posto migliore. Le religioni servono, ma dovrebbero lasciare da parte il fanatismo e l’odio. Dovrebbero collaborare, come i partiti politici, per il bene dello Stato, del Mondo. Ma gli interessi non uniscono mai tutti, dividono solamente creando gruppi, che spesso, se non sempre, si scontrano tra loro. E in questa eterna lotta chi paga è sempre l’uomo, materialmente e spiritualmente.

Alla stazione di Zima
qualche volta c’è il sole:
e allora usciamo tutti a guardarlo,
e a tutti viene in mente
che cantiamo la stessa canzone
con altre parole,
e che ci facciamo male
perché non ci capiamo niente.

(La stazione di Zima – Roberto Vecchioni)

Michele Corengia

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