Teoria del controllo della mente

D’altra parte, aveva davvero la possibilità di farlo? Era stata proprio la sua preghiera a determinare quella situazione? Non poteva essere in gioco qualche strano fenomeno scientifico? Se il pensiero poteva esercitare un’influenza su un organismo vivente, non avrebbe potuto esercitarla anche sulla materia morta e inorganica? Inoltre, anche se prive di pensieri o desideri consapevoli, le cose che stanno al di fuori di noi, non potrebbero vibrare all’unisono con i nostri sentimenti e le nostre passioni, non potrebbe un atomo legarsi all’altro nel segreto amore di una strana affinità?  (Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, Garzanti)

Non vi capita mai di avere la percezione che qualcosa vada in un determinato modo ancora prima che tutto succeda? Non vi capita mai di credere talmente tanto in qualcosa, di sognare così intensamente un risultato e vedere poi realizzarsi il tutto precisamente come la vostra mente aveva raffigurato?  Sono solo coincidenze e suggestioni, oppure c’è qualcosa di più? La nostra mente fino a dove può arrivare? Le sue capacità che ostacoli può abbattere? Essa ha un limite?

Probabilmente non si potrà mai rispondere a queste domande rimanendo solamente in un contesto scientifico, si dovrà sempre ricorrere a considerazioni preternaturali e forse addirittura soprannaturali. Di sicuro però è suggestiva l’idea che la nostra mente possa controllare in qualche modo, o per le onde elettromagnetiche che emana oppure per qualche altro fenomeno scientifico, la materia circostante. La finalità di questo articolo non è esaminare le possibili modalità con cui la nostra mente possa controllare tutto, né fare ideologia a riguardo di una ipotetica condizione di super-uomo. Si vuole evidenziare la suggestione che si cela dietro a questa idea e la sua profonda essenza ottimistica.

Se la nostra mente fosse realmente in grado di esercitare un’influenza fisica sulla materia circostante come una nostra idea fa su un’altra persona; allora la nostra visione del mondo cambierebbe radicalmente. Potremmo far andare le cose e relazionarci alle persone come noi vogliamo e non come spesso ci viene imposto da forze “invisibili”. Il mondo sarebbe la nostra rappresentazione voluta, la nostra dimora esistenziale costruita da noi stessi. Ma forse non è già così? Noi abbiamo influenze sulle altre persone, sulla natura stessa in molteplici modalità. Il contrasto tra tutte le nostre menti e l’energia base dell’universo crea il mondo in cui viviamo. Sarebbe impossibile che la forza di una sola mente vinca su tutte le altre, su tutte le energie; per questo spesso le cose non vanno come noi vogliamo. Ma la possibilità di influenzare qualsiasi cosa come noi vogliamo, vivente o meno, di fatto c’è. E la fonte di questa possibilità è l’energia che custodiamo nella mente. La nostra mente ci può far fare qualsiasi cosa noi vogliamo; basta forse disciplinarla a un modo di pensare, a un modo di vedere il tempo stesso e la vita stessa. Distruggere e ricostruire le nostre strutture mentali al fine che non siano delle limitazioni ma dei supporti per le nostre stesse menti. Probabilmente è questo il segreto, a cui alcuni uomini arrivano e che permette a loro di raggiungere straordinari traguardi in molteplici campi. Il difficile è riuscire a controllare il controllo della nostra mente, far sì che essa sia come noi vogliamo e non come gli altri ce la costruiscono.

…Una rete di energia che scorre in tutte le creature viventi… (Dal film “Avatar”)

…Quando desideri una cosa, tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla… (Paulo Coelho, L’alchimista, Bompiani)

«Il mondo è una mia rappresentazione»: ecco una verità valida per ogni essere vivente e pensante, benché l’uomo soltanto possa averne coscienza astratta e riflessa. E quando l’uomo abbia di fatto tale coscienza, lo spirito filosofico è entrato in lui. Allora, egli sa con certezza di non conoscere né il sole né la terra, ma soltanto un occhio che vede un sole, e una mano che sente il contatto d’una terra; egli sa che il mondo circostante non esiste se non come rappresentazione, cioè sempre e soltanto in relazione con un altro essere, con il percipiente, con lui medesimo… (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, traduzione Vigliani, Mursia)

Michele Corengia

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