La luce divenne accecante. Il caldo scaturì follemente imperioso e divenne insopportabile. La Terra fu deserto.
Il cavalier Maximus aveva perso, era stato sconfitto e derubato di ogni suo potere. La sua armatura eterea era andata distrutta, la sua spada di ghiaccio in frantumi, il suo cavallo fatto di polvere di stelle era stato rapito. Non era più un cavaliere, non era più il salvatore, non era più nessuno, poiché l’essenza della sua vita era stata risucchiata via. Che cosa avrebbe fatto ora? E che fine avrebbe subito il suo mondo? Da lì a poco sarebbe tornato Terminus e avrebbe dato il colpo di grazia a Maximus, ora che egli era vulnerabile come non lo era mai stato e lo stregone superlativamente potente per la prima volta dopo secoli di battaglia. Non c’era alcun tipo di speranza, poiché l’ultimo portatore di essa stava per soccombere, come già avevano fatto nei secoli precedenti, gli altri nove guardiani delle stelle. L’ultimo ostacolo, che separava Terminus dalla completa realizzazione del suo terrificante progetto, stava per svanire nel nulla e la sua energia utilizzata per erigere il Confine.
Maximus non sapeva più muoversi, non sapeva più pensare. Era nudo in ginocchio nella polvere secca e teneva gli occhi di ghiaccio fissi sulla terra. Aspettava la fine di tutto. Sentiva il caldo affamato mordergli la pelle, la luce esplosiva fargli saltare gli occhi e dentro di sé ascoltava le voci di tutti gli esseri viventi che pregavano. Imploravano che questo inferno in Terra cessasse al più presto. Ma Maximus sapeva che tutto ciò non sarebbe finito, anzi sarebbe peggiorato sempre di più; e questa consapevolezza lo uccideva e lo riportava in vita ad ogni secondo per poi annientarlo di nuovo. Era una tortura essere confinato in questa prigione fatta di caldo, luce e preghiere a cui non poteva rispondere. Proprio per questo Terminus aveva lasciato a Maximus il medaglione dei poteri nei suoi ultimi istanti, affinché non perdesse la sua specialità da cavaliere: sentire ciò che pensava la gente. Il suo potere era anche la sua condanna e la sua dannazione.
Terminus era uno stregone, ma ancora prima della magia in lui veniva l’astuzia e l’attenzione. Aveva progettato il piano per la creazione del Confine durante i secoli, ideandolo e costruendolo nello stesso tempo. Nato come stregone dai poteri discutibili, era finito per essere l’unico sopravvissuto tra di essi. I guardiani delle stelle li avevano annientati tutti, uno per uno; poiché rubavano l’energia dei soli per aumentare la propria potenza. Distruggevano le fonti della vita per alimentare la loro forza distruttiva: era un ciclo che doveva essere stroncato alla radice.
Così i guardiani iniziarono a dare la caccia ad essi nel corso degli anni, ognuno usando il proprio potere custodito nel medaglione. Li trovavano con i poteri, li raggiungevano con i cavalli fatti di polvere di stelle e combattevano la loro natura di fuoco con l’armatura celeste e le spade di ghiaccio. Terminus capì che i guardiani non potevano essere sconfitti con la sola magia in uno scontro aperto, erano troppo potenti. Si rese conto che l’umiltà era una premessa fondamentale per poter sopravvivere alla loro punizione e notò che la loro forza poteva essere, se attaccata nel modo giusto, il loro punto debole. Essi avevano uno scopo: proteggere le stelle. Egli non le avrebbe attaccate. Nacque nella sua mente l’idea che inseguire e mirare ad ottenere l’energia dei corpi celesti per aumentare la potenza della magia era stupido. Pur essendo l’unica fonte per incrementare la forza degli stregoni, l’energia stellare non si trovava solamente nelle stelle; ma anche nei guardiani di esse. Tutti gli altri stregoni erano stati uccisi perché avevano tentato di rubare le stelle ed erano troppo ciechi per vedere l’alternativa: rubare l’energia dei guardiani e diventare più potenti grazie ad essa, lasciando stare per il momento le stelle. In questo modo all’inizio i guardiani non si sarebbero accorti di lui, perché non rappresentava una minaccia; quando poi sarebbe stato tanto potente da attirare l’attenzione, per essi sarebbe stato troppo tardi.
Era un piano nato nel volgere degli eventi, perfetto e innovativo anche nel fine. Tutti gli stregoni volevano diventare i più potenti, disintegrando per questo obiettivo tutte le stelle. Non avevano però capito che con le stelle distruggevano anche la vita e senza una fiamma vitale, da indirizzare con il proprio respiro, che senso avrebbero avuto le loro esistenze? Tanto potere per non controllare nulla? Non aveva senso. Così Terminus pensò di usare tutta la sua potenza per creare il Confine. Racchiudere tutte le forme vitali in una specie di uovo primordiale finito spazialmente, ma infinito al suo interno; dove tutto sarebbe stato confinato. Una volta uccisi tutti i guardiani, Terminus avrebbe rubato tutte le stelle, così da avere una potenza infinita. Tale da poter confinare l’infinito nel finito e suddividerlo attraverso dei confini in sezioni sempre più finite. Avrebbe racchiuso l’intero universo in una zona e all’interno di questa zona avrebbe seminato il terrore puro: avere solo confini. Un uomo sarebbe stato escluso, e quindi avrebbe avuto un confine con gli altri, perché appartenente ad una razza diversa, ad una classe sociale diversa, ad un sesso diverso. Delle forme vitali non sarebbero state capite totalmente per la presenza di confini spaziali, religiosi, economici. Un’anima non avrebbe potuto incontrarne veramente un’altra per il confine del corpo. Sarebbe stata la cessazione di ogni libertà fisica e spirituale, anche il pensiero sarebbe stato confinato e quindi la vita sarebbe stata uccisa, ma non annientata. Era questo il progetto supremo di Terminus: avere un giocattolo confinato da poter usare come voleva per sfogare la sua potenza e avere l’infinito come dimora.
C’era però un dettaglio del piano da sistemare: come uccidere i guardiani quando non era ancora abbastanza potente per affrontarli?
Terminus li aveva studiati attentamente e in disparte mentre erano intenti ad annientare gli altri stregoni. Aveva capito che doveva essere umile e sfruttare il loro punto di forza come punto debole.
Loro che erano così senza limiti, dovevano essere confinati in una determinata condizione; dovevano essere condannati a soffrire per la loro stessa essenza. Per farlo Terminus si confinò all’interno di una stella, dove i guardiani non l’avrebbero mai cercato, per secoli fino a quando non si dimenticarono che esisteva ancora un ultimo stregone. Studiò dall’interno di quel corpo celeste ogni caratteristica dei guardiani e un giorno uscì.
Colpì per primo il guardiano che gli sembrava più debole, il suo potere era vedere il futuro. Terminus gli si parò davanti, lo guardò negli occhi e lui non riuscì a muoversi e a pensare a causa di ciò che aveva visto nell’anima dello stregone, la traccia del futuro.
Più forte di quanto fosse mai stato qualunque stregone, passò al secondo guardiano in grado di far riaccendere la stella rubata all’interno del corpo di chi aveva commesso questo reato contro la vita. Non avendo rubato alcuna stella, Terminus ebbe gioco facile ad annientare un guardiano il cui potere era inefficace. E così con questa forza sempre più inarrestabile distruggendo tutti gli ostacoli giunse a Maximus, l’ultimo guardiano, il più potente.
Lo sconfisse più rapidamente di quanto avrebbe potuto immaginare, così, sicuro di sé, volle fare una piccola modifica al suo piano originario, cambiare un dettaglio, spostare un confine che tracciava il progetto. Avrebbe rubato prima tutte le stelle e poi avrebbe ucciso Maximus, l’ultimo guardiano, per dimostrare a qualcuno, che poteva capirlo, il potere a cui era giunto.
Un dettaglio insignificante, una modifica irrilevante poiché Maximus era effettivamente stato sconfitto e privato di ogni potere, di ogni possibilità. Era stato confinato in un regno, dove non ci sono idee e speranza in attesa della fine. Ma…
Mi venne un’idea. Se c’era qualcosa in grado di vincere ogni tipologia di confine persino quello della fine era un’idea, era un pensiero. Così riuscii a riattivare i miei muscoli e la mia mente, riuscii a pensare e a vincere la prigione in cui ero stato rinchiuso da Terminus. Mi alzai e presi un pezzo della mia spada di ghiaccio. A quel punto usai la strategia dello stregone, fui umile e mi confinai nelle nuvole, dove non mi avrebbe visto quantomeno al suo arrivo. Avrei avuto tempo. Tempo per fare cosa? Per scrivere questa storia su una tavola di fuoco con la mia scheggia di ghiaccio.
Così che le parole di ghiaccio, incontrando il fuoco della passione, si sciogliessero e diventassero pioggia di lacrime, che caddero dalle nuvole su tutta la Terra.
Gli uomini, vedendo la pioggia cadere nel deserto, inneggiarono al miracolo e capirono che se un miracolo era ancora possibile, non tutti i confini erano posti: c’era ancora qualcosa di indefinibile che andava oltre ai confini della realtà. Così, con questa idea nel cuore, sentirono l’esigenza di scrivere a riguardo di ogni tipo di confine per esorcizzarlo. Scrissero, scrissero e scrissero…
Le parole andarono a riformare la spada di Maximus, le idee la sua armatura e le emozioni il cavallo, che era fatto di polvere di stelle. Così Maximus fu in grado di ritrovare la sua forza, scese dalle nuvole e sconfisse lo stregone Terminus, confinandolo nell’oblio del nulla.
Michele Corengia
…Scrivete qualcosa per Maximus…